Garganta con arena – Tango in memoria di Goyeneche

Garganta con arena è il titolo di un bellissimo e famoso tango scritto da Humberto Vicente Castagna, meglio conosciuto con il suo nome artistico Cacho Castaña, dedicato a Roberto «El Polaco» Goyeneche, uno dei maggiori interpreti di tango argentino, conosciuto per la sua qualità interpretativa e per il suo particolare modo di cantare.

Goyeneche non è stato un nome qualsiasi nel mondo del tango, ma deve essere collocato fra i più importanti della storia di questo genere musicale non solo perché era un canto fantastico, ma anche e soprattutto per la sua espressività, il suo modo di collocare la voce, la capacità di maneggiare il tempo, di utilizzare accenti e silenzi… tutti elementi che lo hanno trasformato in un vero e proprio mito.

Il “Polaco”è stato uno di quelli che ha saputo capire la vera essenza del tango, la sua voce si fondeva alla perfezione con la musica tanto da essere considerata come uno strumento in più in un’orchestra: nel corso del tempo, Goyeneche ha raggiunto una perfezione tale da riuscire a dare un gusto speciale ad ogni tango che cantava.

Tra le interpretazioni più conosciute ed amate non possiamo non citare anche “Balada para un loco”, “Sur”, “Chiquilín de bachín”, “Afiches” e “Como dos extraños”.

Questa che proponiamo è l’interpretazione di Salvo Russo, che ha arrangiato il brano per pianoforte e voce.

Letra

Ya ves,
el día no amanece,
Polaco Goyeneche,
cantame un tango más.
Ya ves,
la noche se hace larga,
tu vida tiene un carma,
cantar, siempre cantar.

Tu voz,
que al tango lo emociona
diciendo el punto y coma
que nadie le cantó.
Tu voz,
de duendes y fantasmas,
respira con el asma
de un viejo bandoneón.

Canta
garganta con arena,
tu voz tiene la pena
que Malena no cantó.
Canta,
que Juárez te condena
al lastimar tu pena,
con su blanco bandoneón.

Canta,
la gente está aplaudiendo,
y aunque te estés muriendo
no conocen tu dolor.
Canta,
que Troilo desde el cielo,
debajo de tu almohada
un verso te dejó.

Cantor,
de un tango algo insolente,
hiciste que a la gente
le duela tu dolor.
Cantor,
de un tango equilibrista,
más que cantor artista,
con vicios de cantor.

Ya ves,
a mí y a Buenos Aires
nos falta siempre el aire
cuando no esta tu voz.
A vos,
que tanto me enseñaste,
el día que cantaste
conmigo una canción